CARLO MALERBA

Qual è secondo te l'aspetto più stimolante del lavoro nell'exhibition design?

L'exhibit sta all'architettura come uno spot sta ad un film. Bisogna fare la sintesi dei vari elementi sul piano della comunicazione, essere immediati e incisivi. Un assunto che porta la progettazione al limite della capacità di conferire ad ogni aspetto il massimo di capacità comunicativa-emotiva.

Tra i progetti realizzati ne potresti citare almeno uno che ti riempie di orgoglio e ti fa pensare: sarò ricordato per questo?

Preferirei essere ricordato come buon padre. Comunque un lavoro a cui sono affezionato è uno dei primi retail: Yellow Submarine. Tra i tanti progetti, due su cui il pubblico ha dimostrato particolare interesse sono: un exhibit tutto disegnato sull'ellisse e un epicenter realizzato in Belgio, con struttura in lamellare rivestito in rame. Nel mio fare professionale, non mi sono mai posto questo obiettivo.

C'è un progetto altrui che suscita la tua ammirazione al punto tale che vorresti fosse uscito dalla tua penna ?

Tantissimi e nessuno. Amo l'architettura e ammiro molti architetti, ma sono realista.

C'è una meta professionale non ancora raggiunta, una sfida non ancora raccolta?

Più che una meta direi tante. Non mi stancherei mai di fare della ricerca progettuale, tentare con tutti i mezzi, di vedere oltre, avere la forza e la capacità di superare la mole di difficoltà che chi progetta ha di fronte ogni giorno. Vorrei dedicare tutto il tempo ai progetti e nulla alla gestione dello studio e alla burocrazia.

Cosa ti ha spinto ad aderire all'Associazione IDEA?

L'obiettivo di far conoscere la peculiarità di questo specifico mondo del progettare. Cercare di costruire una base teorica, didattica e professionale appropriata. Paesi come gli USA, hanno capito che le professioni si evolvono nel tempo e che la formazione si deve adeguare. Una delle iniziative di IDEA, è aver dato il via ad un master interamente dedicato all'exhibition presso il Politecnico di Milano.